bene, è giunta l’ora
di cominciare a trasferire (yawn..) alcune cose che stavano sul fu splinder da
questa parte qua. ho pensato di buttarci dentro i dialoghi tra il buon
cristiano bitossi e il dottor strizza c., tanto per gradire (eh), poi magari
sarà il turno di altre imprescindibili avventure del cìbì o mirco valdo che
sia. oh beh poi ci sono i capitoli di come dormi? come dormi, la notte? e altri
post random che vuoi mai che riprendendoli per mano non mi faranno pensare a
una cacata sciolta su cumuli di monnezza in via di compostaggio.
tutto in modo
disordinato e con tuuuuttaaaaa laaaa leeeenteeeezzaaaa cheeee miiii siiii
riiiicooooonooooooosceeeee…
ecco, c’ho messo 2
mesi per scrivere ‘sta cazzata.
sì pronto
buongiorno sono strizza
salve dottore. sono bitossi. cristiano
come no. ricordo. come sta
‘nzomma
senta sta entrando ora una persona. mi può richiamare più tardi? alla
segretaria e non sul mio cellulare, se possibile
no ma guardi la faccio breve. ho deciso di ricominciare le sedute con lei
ah. bene. fissi un appuntamento con
ma non le interessa sapere perché?
le ho detto che
guardi, ci metto un’atomo. pochi minuti fa ero lì che davo il decespugliatore
in giardino, noo? si ricorda, il discorso di quanto è importante mettere
ordiiineee..?
sì ssì va bene.. e allora?
bene. avevo il lettore mp3, gli auricolari insomma. e durante una canzone mi
sono messo a piangere a dirotto. d’improvviso
va bene va bene. venga mercoledì. alle 17. no, alle 18
ma non le interessa sapere che canzone era?
senta bitossi adesso non ho
bologna campione. dino sarti
forse è meglio anticipare. facciamo martedì. anzi, lunedì. stessa ora di prima
perché, la conosce?
cosa?
bologna campione di dino sarti…
senta bitossi, la prego. ho una giornata fitta e c’è una persona seduta che sta
aspettando qua di fronte a me. no, non conosco questa canzone e
se vuole gliela canto
mi sta prendendo per il… fondelli, bitossi?
mo no!
allora cosa vuole da me , esattamente
volevo solo dire che ho intenzione di riprendere il nostro percorso
bene. sicuramente le farà bene. a me, non lo so. ma tant’è. ci vediamo lunedì
alle 18. passi un buon fine settimana
sperem. giochiamo in casa col par..
(tuu tuu tuu tuu tuu…)
i curiosi dialoghi tra il dottor strizza c.
e il buon cristiano bitossi #2
sì pronto
buongiorno sono strizza oh salve
dottore bitossi..
lei… eh. mi
riconosce al volo. comunque anch’io felice di sentirla cosa vuole
bitossi. abbiamo appuntamento lunedì alle 18 lei è una
rubrica vivente dottore no. sa
tutto la segretaria. solo i suoi appuntamenti li ho a memoria grazie non lo
prenda come un complimento ah senta
adesso io al volo
dottore, che urge. poi svisceriamo lunedì sull’argomento. ecco, stavo passando
il tosaerba, per mettere ordine come dice sempre lei. “ordine bitossi, ci vuole
ordine. metta ordine anche nelle cose..” solo che sono passato sull’erogatore
dell’irrigazione col tosaerba e l’ho mandato in frantumi non è un
dramma ‘spetta, mi
faccia finire, mi lasci dire ah! detto
da lei grazie ma non era
un complimento ah.
comunque. sono andato giù dal ferramenta, dai pucchia. simpaticissima famiglia.
fregnissimi. mi piace andare al ferramenta giù allo scalo. vabbò. ci stava alla
radio una canzone di baglioni. oh, dico baglioni. c’era quella canzone che dice
così vai viaaa non scherzare nooo la preg ‘spetta. si
rideva e cazzeggiavo un po’ coi simpatici pucchia. marito-moglie-figlio al
completo. sono fregnissimi. ma quando è partito baglioni alla radio, quel pezzo
che dice così vai viaaa eccetera mi sono subito rattristato ma mi è venuta la
pelle d’oca. cioè, baglioni capito? a parte che
a-me-piace-baglioni a lei piace
baglioni? ossignur, ma allora anche lei non è mica troppo in bolla. da chi
andate voi che riparate le cocce altrui? medice cura te ipsum? bitossi, il
suo non è certo il caso più grave di quelli che seguo. sicuramente è il più
ingestibile grazie ma non è un
complimento! ah. ma voi
ci andate dagli aggiusta-cocce? ma io non
vado da nessuna parte! ma come! ma
se è sempre lei che mi dice che devo uscire, vedere gente.. era per
dire, bitossi! e poi io non sono stato lasciato da mia no! non mi
dica. anche lei viene da lei! lei lei! ma
lei chi? loveofmylife… ma chi
glielo ha messo in testa? e poi mica glielo potrei dire, lei si rende conto ma come
sta? chi, io? ma no
leiiii! lei, loveofmylife ma chi l’ha
mai vista! la conosco solo per quel che lei mi dice me lo giuri bitossi,
non-ho-tempo. come sempre è partito per i suoi soliti voli pindarici. ne
parliamo lunedì. adesso riattacco e la saluto cordialmente. poi per mia tutela
registrerò il suo numero sul mio è bella,
vero? ma come sta? c'ha qualcuno? con chi sta? (tuu tuu
tuu tuu tuu…)
toc toc avaaanti …giornoooohh venga
bitossi venga. eccola qui la mia croce, si segga bela doc,
comm savà. spero non sia troppo sull’incas.. vede
bitossi, al di la’ del suo gergo confidenziale forse teso alla ricerca di una
improbabile e d’altronde neanche proficua empatia.. se queste dovessero essere
parole di scuse, ebbene, voglio che sappia che lei non si dovrebbe scusare con
me, per aver tradito la mia fiducia. non rispettando la regola del telefono
cellulare, lei ora mi costringe a dubitare anche degli altri. e questo è grave,
bitossi. quante volte le ho spiegato che una fetta di possibilità di successo
dipende dal funzionamento della fiducia reciproca. ma lei no, bitossi, lei
continua a chiamarmi sul telefonino personale con il pretesto dei più futili motivi.
ma non lo consideri questo un suo insuccesso. che è piuttosto mio. sono io che
sto perdendo la battaglia. ma sappia che poi è lei che va a fondo, o peggio,
che ci rimane, sul fondo. cosa mi dice, bitossi… ma.. mi sta ascoltando? ecco, a
proposito. le volevo per l’appunto parlare di una cosa che ho pensato questa
mattina mentre in macchina andavo al lavoro. stavo ascoltando virgin radio ma
ho girato perché c’era quella cosa assurda che leggono la traduzione in
italiano di un pezzo famoso e poi ti fanno sentire la canzone. ma perchè te la
dicono in italiano? è incomprensibile, in italiano, cioè, voglio dire, rende
meno. è più efficace non tradotta e ascoltata direttamente, non trova? vabbò,
allora ho girato frequenza vabè, non
mi sente proprio, mi arrendo, io mi arrendo. dal momento che mi trova come
sempre disposto a venirle incontro disarmato con le mani in alto agitando uno
straccio bianco, potrebbe perlomeno entrare nel merito della questione? perché
spero che non sia questa la questione in oggetto del suo nuovo turbamento,
nevvero bitossi? certo che
no. ‘spetta che ti dico. non trovavo niente di interessante alla radio, niente
di mio gradimento. allora ho lasciato perdere con l’avantindietro e mi sono
messo a pensare lei pensa a
troppe cose e soprattutto non ascolta. venga al nocciolo della que ‘spetta.
beh, ancora, ho pensato a certe cose del passato con loveofmylife quante
volte ‘spe ‘spe
che le dico che mi deve poi dire che ne pensa. la scena è questa. stavamo
insieme da pochi mesi , 3 o 4, eravamo innamorati pazzi. eravamo seduti su una
panchina con le borse della spesa dell’esselunga, era quasi ora di pranzo di
una giornata di sole di primavera inoltrata, e c’era nell’aria profumo di fiori
e di lavori in corso. cominciammo a riflettere sulla considerazione
imprescindibile che non sarebbe stato possibile stare insieme per sempre, che
giocoforza sarebbe venuto il giorno in cui uno dei due prima dell’altro se ne
sarebbe andato per il valhalla. lei sa cos’è il lo so
bitossi, lò-sò! bene. se no
glielo spiegavo. comunque. lei piangeva e diceva che sperava di morire lei per
prima. Io piangevo e uguale, ma al contrario se ci pensi bene, speravo che
morisse prima lei, che le dicevo “non potrei più difenderti e proteggerti,
saresti sola e indifesa..” insomma ‘ste cose tipo la cura di battiato, non so
se lei sì bitossi,
la conosciamo tutti quella canzone bene.
insomma, ripensandoci stamattina mentre ero in macchina con la radio spenta che
non trovavo una bitossi!
venga al capito.
‘nsomma, rielaborando quella scena, rianalizzando punto per punto quel
discorso, quelle nostre parole, secondo me avrei dovuto capire che aveva già
intenzione di lasciarmi. sì è successo poi molto tempo dopo, ma fin da subito
ero già bello che fritto e non me ne sono accorto. lei-aveva-già-progettato-di-lasciarmi.
dalla prima ora, dal primo minuto, nel primo istante dopo il nostro big bang
emozionale si spieghi
meglio, fatico a seguirla mi disse
che avrebbe preferito morire lei prima di me, piuttosto che viceversa. quindi
sarebbe stata lei ad abbandonarmi. e io sarei rimasto solo. cosa che poi è
successa, cioè in un altro modo ringraziando il cielo eh. dovevo capirlo allora
su quella maledetta panchina con le sportine della spesa dell’esselunga nella
quasi ora di pranzo di una giornata di tarda primavera, tra quegli odori di
nettari e catrame in quel parchetto di periferia. e invece l’ho capito solo
stamattina in macchina dopo aver spento la radio che su virgin.. oh! ma doc!
ohi, mi ascolta? eeeh…?
forrest numb
corra bitossi, corra. faccia attività fisica. tiri fuori la bicicletta
dalla cantina. e corra così il dottor strizza c. gli aveva detto quel giorno
l’attività fisica oltre
che ritemprarla nel corpo, lo farà nella mente. è noto che è correlata al
rilascio di serotonina, il suo tono dell’umore migliorerà drammaticamente, si
sentirà meglio, tutto le riuscirà meglio. anche quella cosa lì.. quale cosa, doc suvvia bitossi! siamo
uomini, capisce.. ah. ho capito. scopare.
poi dovrei scopare meglio allora eh! ma io non scopo eh. so. beh, allora,
comincerà anche a… scopare, come dice lei. mi creda, corra dietro alle donne devo
correre? ah ah bitossi, questa è
buona e allora il buon
cristiano bitossi aveva sentenziato che avrebbe seguito il consiglio del dr.
strizza. bici il fine settimana. corsa la sera, in quegli altri dì. cominciava a sentire gli
effetti corroboranti di quella nuova terapia. tanto che aveva detto ciaociao
alle pillole della felicità. gli bastava correre. corra bitossi, gli aveva
detto il doc. e bitossi correva. correva. correva… poi gli eventi avevano
preso una strana piega. per tre volte di fila, nello stesso punto di quel
percorso che tutte le sera calpestava, allo stesso circa orario che lui partiva
sempre alle 7 e 20 pi em, incrociava una ragazza bellissima che veloce saettava
in senso opposto. si muoveva rapida con stile, con il giusto abbigliamento di
chi la corsa è una cosa seria, capelli neri raccolti in una coda che danzava al
ritmo del suo passo, il giusto seno che si muoveva in armonia, sembrava
un’orchestra di bellezza, tutto di lei danzava seguendo un’incantevole
spartito. per tre volte si erano incrociati. ed ignorati. ma la quarta volta
questo era successo. la bellatleta non era sola, ma in compagnia di un’amica a
cui cristiano bitossi non badava. i suoi occhi erano per la lei e solo per lei.
in realtà non correvano, le due, camminavano con una certa cadenza veloce. e
quando si passarono oltre, in quel breve mentre, le vide ridere e sussurrarsi
qualcosa con la mano davanti alla bocca. che poi tanto il buon cìbì c’aveva
l’ipod. cristiano si era girato e si era messo a correre a ritroso un po’
goffo, anche loro si erano girate ma solo con la testa. lui aveva fatto ciao
con la mano e aveva detto soccia se siete belle con un accento volutamente
esposto. sapeva quanto piaceva il suo accento della via emilia, lì al
centrosud. e loro avevano sghignazzato e avevano ora preso a corrrere davvero,
sbattendosi apposta coi fianchi e smanazzandosi sciocchine. il giorno dopo, alle 7 e
20 pì emme, il cìbì si era spogliato degli abiti civili, si era armato di
calzoncini e magliettina figa e, canticchiando i baustelle aveva preso la
solita via carico di aspettative. ma in quel solito punto di quelle altre
quattro volte, a circa la stessa ora, non aveva fatto incontro alcuno. tranne
un vecchio col bastone antivipera e/o cane randagio, che non aveva risposto al
saluto di rito. e così il dì dopo, e quello dopo ancora. e poi ancora e ancora.
aveva preso anche a correre la sera dei week end, seppur sfinito dalla
biciclettata del mattino. ma della lei nessuna presenza. aveva provato a
posticipare, magari sai com’è, con la calura estiva. aveva slittato lo start
alle 7 e 30, poi alle 7 e 40. niet. aveva provato ad anticipare. le 7, le 6 e
mezza. nada. aveva provato ad accelerare il passo, poi a rallentarlo. già
sapete, non mi dilungherò. che fine aveva fatto mai,
quella la’. ma che modi, signora mia. poi quel giorno aveva
d’istinto deciso di recarsi al cimitero del paese per portare un saluto a nonna
istamina. nonna di loveofmylife, per dirla tutta. lì ella in eterno riposava.
c’era stato solo una volta prima di allora, dopo poche settimane dalla sua
dipartita. poi da quell’esclusiva occasione mai più. non si può sapere cosa lo
avesse spinto ad andare la’ quella volta. e il destino volle che tutto si
rivelasse improvvisamente, nella sua tragica e dura verità. ciò che vide fu
l’incastro di tutti gli sparsi tasselli sul tavolo della vita sciarada quale
certo è. che ebbene, il buon bitossi si imbattè in una lapide che attirò la sua
attenzione, e davvero non poteva essere altrimenti. riconobbe la foto
inchiodata al freddo marmo. quel freddo se lo sentì tutto addosso. quella foto era la sua